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14 aprile 2012

Come ho fatto a fregarvi ancora?



« Io non sono un tipo simpatico, la simpatia non è mai stata una priorità per me e per essere chiari questo non è un film da "oh quanto mi sento bene". Se siete di quegli idioti che devono sentirsi bene, beh, fatevi fare un massaggio ai piedi. Ma qual è il significato di tutto? Niente! Zero! Nulla! Tutto finisce in niente, anche se non mancano gli idioti farfuglianti; non parlo di me, io la visione ce l'ho, sto parlando di voi, dei vostri amici, dei vostri colleghi, dei vostri giornali, della tv. Tutti molto felici di fare chiacchiere, completamente disinformati. Morale, scienza, religione, politica, sport, amore, i vostri investimenti, i vostri figli, la salute... cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere, non voglio vivere! Io detesto la frutta e la verdura e i vostri omega tre e il tapisroulant e l'elettrocardiogramma e la mammografia e la risonanza pelvica e - o mio Dio, la colonscopia e con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola e avanti con un'altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita e decideranno per voi quello che è appropriato. Mio padre si è suicidato perché i giornali del mattino lo deprimevano, e lo potete biasimare? Con l'orrore, la corruzione e l'ignoranza e la povertà e i genocidi e l'aids e il riscaldamento globale e il terrorismo e quegli idioti dei valori della famiglia e quei maniaci delle armi. "L'orrore" dice Kurtz alla fine di Cuore di Tenebra, "l'orrore", e beato lui non distribuivano il Times nella giungla. Eh, se no l'avrebbe visto l'orrore. Ma che si può fare? Leggete di qualche massacro nel Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere e attaccate "o mio Dio l'orrore!" E poi girate pagina e finite le vostre uova di gallina ruspanti, perché tanto che si può fare, si è sopraffatti. Anche io ho tentato di suicidarmi, ovviamente non ha funzionato. Ma perché mai volete sentire queste cose? Cristo, avete già i vostri di problemi! Sono sicuro che siete ossessionati da un gran numero di tristi speranze e sogni, dalle vostre prevedibilmente insoddisfacenti vite amorose, dai vostri falliti affari. Ah se solo avessi comprato quelle azioni, se solo avessi comprato quella casa anni fa, se solo ci avessi provato con quella donna, se questo, se quello. Sapete una cosa? Risparmiatevi i vostri "avrei potuto" o "avrei dovuto". Come mia madre mi diceva sempre "se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza". Mia madre le ruote non le aveva, aveva le vene varicose, eppure la signora ha partorito una mente brillante. Mi hanno preso in considerazione per il Nobel per la fisica, non l'ho ottenuto, però si sa, è tutta politica come ogni altra finta onorificenza. Detto tra noi, non crediate che io sia amareggiato per qualche batosta personale. Per gli standard di un'insensata e barbarica civiltà, sono stato piuttosto fortunato. Ho sposato una bella donna che era ricca di famiglia, per anni abbiamo vissuto a Birdman Place, insegnavo alla Columbia, teoria delle stringhe.
La mia storia è "basta che funzioni" insomma, basta non fare del male a nessuno, basta rubacchiare un tantino di gioia in questo crudele uomo-mangia-uomo inutile e buio caos. Ecco la mia storia. »

( Woody Allen - Basta che funzioni )



Al momento potrei essere alquanto alterata, quindi non assicuro che non esca fuori qualcosa di tremendamente fazioso e di cui mi pentirò tra cinque-quattro-tre-due secondi esatti. Non è stata una gran settimana, forse perché il Sole è in Ariete mentre Plutone e Urano sono impegnati in una posizione della libellula da far invidia a qualsiasi pornodivo. O forse perché il countdown di Pentecoste mi porta sfortuna. (che poi per scrivere 'sta pirlata sono dovuta andare a farmi una cultura sulla Pentecoste su Wikipedia, 'dal greco antico ἡμὲρα (heméra) - πεντηκοστή (pentekostè) - cioè cinquantesimo giorno', che è una festa mobile. Vuol dire che la mettono su un carretto e se la scorrazzano in giro, suppongo. [la Pentecoste, non Wikipedia ovviamente]).
Cianciando le bande, tornando a bomba, Parigi m'ha fatto schifo. Cioè, non la città, per carità divina, la città m'è piaciuta, le casette, le stradine, le bancarelle, i francesi rimorchioni, la metropolitana, la cattedrale di Notre Dame. Mi è piaciuto tutto, tranne la compagnia. Apatica, egoista, egocentrica, perennemente stanca, completamente scevra di curiosità e amore per la vita. Ci sono stati momenti in cui cercavo una cabina telefonica solo per scambiare due chiacchiere con Yasma e non perdere l'abitudine alla parola, temevo mi si seccasse la lingua e si staccasse come la coda delle lucertole. Avevo così tanto bisogno di non essere lasciata a me stessa che in un momento di illuminazione mistica mi sono messa in fila a Notre Dame per raccontare i fatti miei a quello che io immaginavo essere un timido pretino di provincia francese, una specie di Charles Bovary col collarino, e che invece è risultato essere un alto prelato della curia parigina capace di confessare i fedeli in quattro lingue. Questa capacità multitasking (non so se la parola stia bene in questo contesto, però dovrete ammettere che suona) mi ha irritata abbastanza da mollare la coda con le madonne tra i denti. Insomma sì. Come se non bastasse, la domenica di Pasqua, mentre scendevo dal treno dell'aeroporto alle otto di mattina dopo una notte tremenda passata tra dolori di pancia, litigate e voglia di tornarmene a casa tra le braccia della mia mamma, mi ha beccata un Testimone di Geova. « Cosa ne pensa del mondo? ». Ecco. Avrei avuto una lunga serie di sentenze poco eleganti da sparargli in faccia, col mio trucco colato, le macchie sul viso e la pelle butterata dalla cattiva cucina e dagli ormoni dopo una settimana di notti insonni, ma ho sorriso e ho dichiarato di essere perfettamente in Armonia con la mia Divinità Interiore. Mi ha rifilato La Torre di Guardia, che nell'arco di tre secondi era già finita nella pattumiera.
Nemmeno nella differenziata, proprio nell'umido.

Poi sono arrivate le mestruazioni con il loro corredo di buon umore e buoni propositi per cominciare questa ultima parte di anno scolastico che mi porterà alla fine del Liceo (sia sempre lodato l'Altissimo). Avrei lanciato i coriandoli dalla felicità. Proprio. Peccato che tra case mai libere, partenze per la Francia e utero in sgretolamento non si sia potuto inciarmare (© Lile) da tre settimane a questa parte. Potete immaginare la valanga di ormoni che stanno per soffocare l'Omo e me. Domani potrebbe sfrattare i suoi, ma credo che non gliela darò. (come diceva il mio saggio amico spagnolo Guille las chicas follan cuando quieren, los chicos cuando pueden.)
Il sabato -di comune e tacito accordo- non ci vediamo mai. Lui sta con gli amici suoi, io con i miei o mi prendo il mio sacro tempo per fare cose di cui durante la settimana non riesco a occuparmi (depilarmi, scrivere, ordinare l'armadio e i cassetti, guardare la forma delle nuvole). Oggi che avevamo la possibilità di vederci congiungendo le compagnie, ho proposto molto tranquillamente la cosa. Lui ha detto che mi avrebbe fatto sapere e poi è sparito per cinque ore riemergendo con un sms di cinquanta battute che terminava con 'ma che sei arrabbiata?' (grandissimo errore, o uomini che leggete, grandissimo errore fare questa domanda). Sì, un po' arrabbiata, non perché non ci siamo visti, ma perché sarebbe stato carino non farmi aspettare tutto il pomeriggio un suo segno di vita. Non gli ho risposto, dando a me stessa la possibilità di calmarmi un pochino (dal momento che a pranzo, oggi, mi sono anche vicendevolmente mandata affanculo con il ragazzo di una mia amica, ma di brutto, roba stavamo quasi per fare a botte sulla Nomentana) e dando a lui la possibilità di maturare la risposta da solo, visto che non è imbecille anche se a volte pare faccia di tutto per sembrarlo. Invece il bel fusto è andato al centro commerciale con i suoi amici (tre) e una delle mie migliori amiche (ebbasta), pensando bene di risparmiarmi questo dettaglio di cui son venuta a conoscenza per vie trasverse. Forse non ha capito che facendo così ottiene solo di andare avanti a pugnette per il resto della sua misera vita.
[non so se vi rendete conto di quanto effettivamente
ci starebbe bene in questo momento una risata malefica]
Anche se ha passato tutto il pomeriggio di Pasquetta a tenermi i capelli mentre vomitavo in un campo, cercando di fare pipì nello stesso con tanto di assorbente sporco indosso, dicendo cose sconvenienti ai membri della sua comitiva, eccetera. Pugnette lo stesso!

E poi riemerge il mio antico allenatore, il mio mentore, la mia guida, il mio sifu, il botanico della mia anima per cui ho una cotta decennale che probabilmente perirà con me dal momento che ha undici anni di più che incontra papà dopo quasi due anni senza sue notizie e -chiedendogli di me e della mia vita- commenta « Ah, sì, mi aspettavo si fidanzasse con qualcuno più piccolo. Idea ha la vocazione da crocerossina. ». Questo conferma che nonostante il tempo e la distanza mi conosce meglio lui di quanto mi conosca chiunque altro, tranne forse i miei genitori e Yasma.
Poi dici che non te la prendi con Colui che tutto move.

Credo sia tutto.
Oh, se mi viene in mente altro, lo scrivo nel prossimo post.
Baci & sbratti,
# idea

24 marzo 2012

Quale posto migliore di Parigi per sognare?


« Se sei abbastanza fortunato di aver vissuto a Parigi come un giovane uomo, allora per il resto della tua vita ovunque andrai, sarà con te, a Parigi è un continuo banchettare. »
( Hemingway )


Lo so, gente, lo so. Ho una fortuna sfacciata.
Vi ho mai fatto presente di quanto io sia convinta di essere la reincarnazione di qualche Dalai Lama particolarmente benevolo nella propria vita precedente?
Tempo di propormi a Fannino come sua prossima compagna di viaggio a Parigi, e tempo di farmi fare dal suddetto un adorabile T.I.F. ( trattamento ittico facciale ), che una mia amica mi ha chiesto di accompagnarla nella Ville Lumiére - dove suo fratello studia.

Cosa posso volere di più dalla vita?
P A R I S
Il mio cervello ancora non ha pienamente registrato il miracolo.
Quella che sta pianificando il viaggio in una delle città più belle del mondo, sta pensando a cosa mettere nella valigia e a cosa portare all'Omo non sono io.
È una mia gemella consapevole, che il tre aprile prenderà il suo adorabile bagaglio turchese e si imbarcherà da Roma destinazione la-città-che-val-bene-una-messa.
È la stessa imbecille che per sbaglio ha messo su il diario di Faccialibro, un aborto che nessuno con un minimo sindacale di neuroni funzionanti sceglierebbe consapevolmente di installare.

Quindi mi prendo a pizzicotti, aggiungendo altri lividi al mio corpo già martoriato ( mai fatto Arti Marziali Miste? ), rendendo il tutto un doloroso mosaico violaceo pur di svegliarmi da questo adorabile sonno. Faccio due calcoli veloci. Quella di matematica manca tutta la prossima settimana grazie al camposcuola ( delle altre classi, mi pare ovvio, noi siamo gli emarginati che non vuole mai accompagnare nessuno ). E dalla settimana prossimaprossima sarò io quella che le farà ciacciao dal finestrino dell'aereo, indicandole possibilmente anche dove mettersi i suoi fottutissimi punti angolosi.
Ergo.
DUE SETTIMANE SENZA MATEMATICA.
Già di per sé questa notizia sarebbe fantastica, anche se invece di andare a Parigi andassi in visita alle Vele di Scampia!

MA..
P A R I S
!

Senza contare che il tizio da cui vado in visita -prole della migliore amica di maman- è anche piuttosto ben messo ( dettaglio che non ho ritenuto necessario dover divulgare all'Omo ) e studia ingegneria nonsochediamine alla Sorbonne. Quindi, lettrici single, fate la fila e mandatemi le credenziali che io vi farò sapere se siete state selezionate.

Per ora passo il sabato pomeriggio a scazzo. Piove.
L'Omo è da un suo amico a giocare a Risiko.
Yasma e Sil sono andate a Firenze per il finesettimana, lasciandomi nella periferia romana dopo avermi regalato un paio di mutande di pizzo giallo limone, una maglietta fantastica comprata dai cinesi e un portafogli nuovo per rimpiazzare quello che qualcuno mi ha adorabilmente rubato. Ovviamente i novanta sbleuri e la tessera del COTRAL che c'erano dentro son svaniti nel nulla, ma dettagli.

È stato un bel compleanno questo, dopotutto. Quando ero piccola dicevo di voler congelare la mia età per sempre ai diciannove: credevo che sarei stata abbastanza matura, indipendente, arrivata e avrei tenuto stretta tra le mani la giovinità. E adesso invece non vedo l'ora di andare avanti e crescere.

( sì, con mio grande gaudio mercoledì mattina mi son trovata 'sta roba sull'asfalto di fronte al cancelletto di casa. Avrei volentieri tentato il suicidio. Grazie al Cielo non v'è segno di smielume e ci si è limitati a un 'A 19 anni si dovrebbe essere maturi, per fortuna non è il tuo caso' )



Il diciotto maggio avrò le preselezioni per entrare al Sant'Anna di Pisa.
Mi toccherà mollare casa, mollare l'Omo, mollare il mio nido calduccio e soffocante, mollare Yasma, ma solo nel remoto caso in cui io dimostri a dei cervelloni di valere i soldi che lo Stato investirebbe sulla mia istruzione.
Ho un po' paura, un pochino soltanto.

Il futuro fappppppauuuura.

Quindi nel frattempo scopro in rete casualmente che ci sono giocattoli erotici da diecimila euro e mi preparo a ballare Love on top davanti a tutta la scuola per festeggiare il compleanno di una mia amica ( su cui il buon Fannes ha messo gli occhi ) che è sfegatata ammiratrice della Knowles.
E, giuro, non c'è correlazione tra le due informazioni.